confondersi del sangue con l'indaco
cielo della memoria dove l'altro-
di-me preesiste - sogno
infinito di un atto d'amore
[da Fuoco dipinto – 2002, edizione dell’Autore]
*
I FUOCHI DELLA LUNA
coi fuochi della luna bivaccanti nel sangue
baluginare d'albe e notti che s'inseguono
dentro il mio perduto nome
per le ancestrali stanze un aleggiare di
creatura celeste che a lato mi vive
nella luce pugnalata
[da Fuoco dipinto - 2002, edizione dell'Autore]
*
DOPPIO CELESTE
entrare nello specchio: esserne
l'altra faccia:
uscire dal sogno di te stesso
apparenza di carne tornata pneuma:
ri-unificarti col tuo doppio
celeste: il-già-esistente di là
dal vetro: tua sostanza e pienezza
[da Fuoco dipinto - 2002, edizione dell'Autore]
*
quando un capriolare nel mare prenatale
ti avrà fatto ripercorrere a ritroso
la vita (tutta d'un fiato) azzerando l'Io spaziotempo -
allora leggerai la vera sola poesia aprendo
gli occhi sul Sogno infinito: la tua
Poesia cavalcherà in un' albazzurra i marosi
del sangue fiorirà negli occhi di un'eterna giovinezza
Da La difficile luce, 2005 –
Felice Serino
ROBERTO ROSSI PRECERUTTI
A un remoto fiammeggiare
[Da “Poesia” – giugno 2002 N. 162, Crocetti Editore - Milano]
Omaggio a Roberto Demarchi
A un remoto fiammeggiare
I
Come per spargersi o durare
da una mutevole volta
raccoglierà il suo vanto
quest’ombra sfrangiata
per disperse limpide piaghe
a un remoto fiammeggiare:
solo occhi chiusi nel fumo
nell’attonito fogliame
o questa tomba infranta.
II
Manda le sue piccole
voci l’estate fa il suo triste
colore nell’ansia celeste:
ancora conterà dentro
l’immobile vampa
questo febbrile intrecciarsi
l’ostinato accadere?
III
Di un docile passo
senza sogni del velare
questo marmo raccolto
dentro ruvidi rami
ancora raccontato il tempo
intero o senza lume
sospeso seminato nell’azzurro
serberai il battito affollato
la sgombra muta lotta?
IV
Lasciata nel riflesso
della fonte nel tiepido velo
della polvere svolge la memoria
l’obliato splendore dirà
come rimutato sangue
o soffocata vertigine si apriva
a un intero amoroso
rumore.
V
Passa quest’astro freddo
l’incauto bisbiglio
della luce, come improvvisa
la danza dei rami
rovina senza che un soffio
un largo squillo leghi
non turbata d’ardore
una rosa.
VI
Una volante meraviglia
un passo fermo di luce
adunata quanto più
costante si getta nel fogliame
come un’aria incantata,
la protegge una terra
disfatta ora un alto appello
preme.
VII
Poi che la tenera
forma battuta la
piega amorosa si svolge
da un volo numeroso
da una terra d’alture,
all’azzurro morente regali
tutta la vita del frutto
in forti lucide punte
disperso ogni residuo
grembo.
VIII
Almeno una silenziosa
corte un ricamo
di aghi lucenti apriranno
quest’urna di calore:
qui chiama un’inferocita
stagione cresce l’alto
moto della testa,
bellezza in raggi ronzanti
adunata.
IX
Aspetta quel porfido
nel suo obliquo fuoco
quale disperso orrore
o caduta minaccia?
e come composto stava
quel disporsi per anni
e costellazioni finito
l’arco del fiorito giardino
il collo da un lucido
tratto illuminato.
X
Toglie una notte
il fulgente pergolato
il silenzioso diadema:
ad allacciare come una tenera
ventata resterai
in quegli alberi d’acqua,
le straziate ali
vittoriose?
XI
A uno stellato affacciarsi
al più dolce talento delle
fulgide spine ora si vota:
per arnie e greti vanno i campi
o del puro oro di peschiere
serbano un biondo filamento
che mentre canta o vola
si rabbuia.
XII
Non lontananza d’anni
ma gridi selvosi, ti muovi
a inavvertiti brividi o nidi
di luce: molti schianti
da abbandonate rovine
e dentro il sonno congiungeranno
queste foglie fredde a una
natura interminata.
XIII
Molta lotta si chiude
a un tempo inerte, circonda
ora il verde una corona
di fulgide croci: da quale
composto fervore dirai
come molli acque serali
a un inavvertito compiersi
traboccano?
XIV
Mirabile l’anno
e mirabile questo
passo d’acqua salito
in un ventaglio di canne,
ha buona voce l’urna
celeste che ci affida
se di compiuta chiarità
bellezza tremi.
XV
Perché lungo un passo
futuro o mitemente acceso
ora perde il tuo valore
o donando tutto il fuoco
divora spazi d’acque silenziose
una compiuta parola
a non ornare fervoroso
sonno?
XVI
Di nuovo insorte
queste tenebre, scorze
passano e fitte piume
dove fra tramortiti
frutti o nell’angustia
della fiamma piano
si schiude adorno dei suoi specchi
il cuore.
XVII
Stella tornata da luoghi
d’inverno pietra su pietra
comanda, verrà a battaglia
quest’oro crudele: siede
in cielo come uno sdegno
soave o sulla costa splendente
rispunta una corsa stremata.
A chi voterai questi colpi
d’artiglio, la mia tomba d’aria?
XVIII
Questa falciata furia
mette occhi e ali
a miglior vita, prende
lumi e disarmati ingegni,
se solo nel canto illuminato
o tra le schegge brunite
del frutto puro lampeggia
il riso.
XIX
Ancora per questo verde
insonne per la vittoriosa
impresa degli occhi
s’aprono gli aghi celesti:
voi in rado margine chiusi
o in arma d’angoscia lucidi
avori rose per sempre serene
a non ripetere che l’abbuiarsi
sotto un morso misterioso
di quel fianco.
XX
Altro non sa la sfinita
mattina che l’alto
suo abito celeste, pure
si prepara una piccola
dimora la cenere o s’estingue
rapido il volo: vorrà
luci ben asciutte se
quiete corrono voci
in tutto quell’oro.
AZZURRE PROFONDITA'
la testa affondata nel cielo (azzurre
profondità rivelano ombre
essere i corpi (il foglio la mano un
vuoto)
mi levo dal sogno bagnato
di luce
[da Fuoco dipinto - 2002, edizione dell'Autore]
*
A RISALIRE VORTICI
a specchio di cielo
cuore
a risalire vortici
di vita dispersa
(d'ore ubriache)
vorresti tuffarti
nell'azzurro fonderti
con la luce
[da Fuoco dipinto - 2002, edizione dell'Autore]
*
CANTO PER NKOSI
(In memoriam)
- A Nkosi Johnson, morto a 12 anni, il I° giugno
colei che ti diede vita
la sai madre di cielo
bambino che hai corteggiato la morte -
tu messo in un angolo come vergogna
(lo sguardo orfano rapito
in vastità di cieli) presto non più
che mucchietto d'ossa - Nkosi
sei la nostra Coscienza:
e violentaci dunque nel profondo - tu
con la purezza di un breve mattino
mentre questa morte - vedi -
già s'ingemma di sole
- Da Fuoco dipinto, 2002 –
Felice Serino
Sulle rive del mistero
ciò che non appare mistero
neppure è bello *
fragile come i sogni
spaesa il cuore
di là del mare
tutta
una vita –
… finché lo spaesare
non si adagia
sulle rive del mistero
* frase presa in prestito dal mio amico
pittore-poeta-critico Andrea Crostelli
Da Dentro una sospensione, 2007
*
"La vita… è ricordarsi di un risveglio"
[leggendo Sandro Penna: una cheta follia, di Elio Pecora]
sotto un mutevole cielo chiuso
nel tuo grido di diverso
cresce la luce a cui vòlti
le spalle: voglia di sparire
dentro un sogno o restare
nell’ora dolce dei vivi
- mosca impigliata nel miele
da Dentro una sospensione, 2007
Felice Serino
*
Balaustra
e l'uomo si guarda
dal di fuori: sporge sull'aprirsi
della propria vertigine - dove
è di scena l'idolo-mostro
da video e la primavera-poesia non è
che un grido verticale o fonte
disseccata - ma lui la scambia per una
favola o non se ne ricorda -
- Da Idolatria di un'assenza -1994, edito in proprio -
Sogno di me
io non io esisto
di qua di là dello specchio (una
distanza mi separa: come
fossi da un'altra parte): vivo mi
agito dentro un sogno
lucido: Sogno di
me - creatura di sabbia
- da La difficile luce, 2005 -
Voli a solcare l'indaco
(voli a solcare l'indaco
staccandosi dal tramonto)
ti sveni come questa luce -
dai muri diroccati
dalle feritoie a spiarti
gli anni spogliati nel cuore:
l'infanzia che rimonta
dentro te come un sole (il sangue
sparpagliato nella luce):
l'esplodere dei sogni che aprivano
i mattini - l'innocenza
negli occhi di pianto
di quel fanciullo col suo aquilone -
sparito nel profondo azzurro...
- da La difficile luce, 2005 –
AION
1.
chi ti ha fatto sapere ch'eri nudo?
l'ntrare della morte nel morso
della mela (si erano creduti il Sole
scordando di essere riflessi)
1.a
il serpente mi diede dell'albero e...
eva la porta
di sangue
per dove passa la storia
2.
nell'incrocio dei legni
la conciliazione degli
opposti (lo scheletro del mondo)
2.a
è il Figlio che pende
dai chiodi
la risposta a giobbe
3.
ancora l'assordare dei martelli ancora
un giuda che fa il cappio abbraccia un albero di morte
- sulle labbra il fuoco del bacio
Felice Serino
Da La difficile luce, 2005