PORTARE SE STESSO COME UN VESTITO
1.
processo è la vita stessa
il soggetto si racconta
1.a
da acque amniotiche
(da matrice atomica)
gettato dentro il mare-mondo
2.
l'io: tanti io diversi: io-
metamorfosi (voci di dentro)
2.a
io sospeso spasimo io qui-e-ora
io fatto vertigine e sogno stato di trance
un esistere in limine)
2.b
io-onda io moltiplicato
da specchi e pure a sé ignoto
io mancanza vuoto
di braccio amputato
da Fuoco dipinto - 2002
*
Insostanziale
insostanziale la Luce
nella carne si oscura
(energia fatta densa)
luce verde della memoria
scuote la morte:
il nocciolo del tempo
nel buio delle vene è universo
presto deperibile
*
[ispirata nella notte del 25.3.07]
in sogno sovente ritornano
amari i momenti del vissuto
che non vorresti mai fossero stati
per cui accorato in segreto piangi
si affaccia nel tuo sogno bagnato
quel senso di perdizione
incarnato nel figlio
prodigo che fosti
emerge dai fondali
dell’inconscio dove naviga
il sangue e tu
disfartene non puoi
da La bellezza dell’essere, 2007
*
IO-UN ALTRO
questo sentirmi diviso: e
non riconoscermi come
il fuori del mio dentro:
convivere con gli umori
di un corpo di morte
da Dentro una sospensione, 2006
Felice Serino
Canzone della donna
che voleva essere marinaio
Adesso soltanto adesso
che il mio sguardo sposa il mare
faccio a pezzi quel silenzio
che mi vieta di sognare
file di alberi maestri e mille e mille nodi marinari
e tracce di serpenti freddi ed indolenti
con il loro innaturale andare
e linee sulla luna che nel palmo ognuna
è un posto da dimenticare
e il cuore questo strano cuore
che su una scogliera già sa navigare.
Adesso soltanto adesso
che il mio sguardo avvolge il mare
io capisco chi ha cercato le sirene
chi ha potuto il loro canto amare
dolce nella testa come il giorno
della festa i datteri col miele
e forte come il vento che si fa tormento
e spezza il cuore agli uomini e alle vele
e allora non c'è gloria o voglia
che si possa bere oppure masticare
né pietra di mulino a vento
che quel sasso al cuore possa frantumare.
Connor Slave
dall'album «Le bugie del buio»
Serino a mio giudizio riesce a esprimere attraverso delle visioni surrealistiche quella parte del quotidiano che si trasforma nei suoi versi in sogno, dimensione onirica, fantasia, partendo proprio da una visione dell'uomo che si spoglierà della sua essenza per entrare nella trasparenza di uno specchio, per poi alla fine essere proiettato in uno "spazio-tempo vitale", in cui lo stesso trasforma il contesto esistenzialistico in cui si è posto, anti-positivista.L' investimento ideologico per un continuo rinnovarsi di vita-cultura, la sperimentazione di nuovi modi di costruire versi, l' atteggiamento anti-conservatore di un passato letterario della poesia (da fin troppo tempo contenuta in canoni intoccabili dai puristi), lo pone come personaggi indiscutibile delle avanguardie, in un esprimersi del quale l'ermetismo conosce bene i suoi confini.
Luca Rossi
*
Il grido non emesso, la sua forma sta in un "tempo sospeso" come tutta la poesia ultima di Felice Serino. E' un disegno, un'opera grafica di orizzonti silenti.
Andrea Crostelli
*
Felice Serino: il poeta filosofo
Addentrarsi nelle tematiche di Felice Serino, ci porta a considerare la nostra essenza di creature in balia del senso di perdizione e di precarietà, caratteristiche salienti dell'uomo. In versi ermetici che scavano in profondità, quasi erodendo la nostra coscienza, il poeta affronta il rapporto tra il divino e l'umano, tra realtà e spirito, il contrasto tra spirito e corpo, tra sogno e mondo reale. E certo non manca la trattazione della problematica della morte e dell'alienazione del vivere moderno. Cito alcune poesie a suffragare quanto detto: "In sogno ritornano", "Preghiera", "Sospensione", "Dal di fuori", "Appoggiata ad una spalliera di vento", "Io-un altro", "Appunti di viaggio", "Nella valigia", "Spirale". Interessante l'uso della simbologia e della metafora dello specchio nella disanima poetica del multiforme aspetto di come la mente possa percepire la realtà. A volte si mostra gnomico, umanitario e proteso alla risoluzione dei problemi sociali. Il linguaggio appare scabro e incisivo, spesso filosofico e attinente al mondo della psicanalisi e dell'antroposofia.
Non è una poesia facile, all'inizio si presenta ostica, così intessuta di richiami culturali e stile ermetico, ma piano piano ci avvolge nell'atmosfera sospesa del nostro essere uomini, tesi alla ricerca della verità.
Peppino Giovanni Dell'Acqua
Dai "Commenti", nel sito http://www.poetare.it/
* * *
altre mie pagine su:
http://dododada.ning.com/profile/fleawolang
www.marinaminetpoesie.it/Felice_Serino.html
www.siderurgikatv.ilcannocchiale.it
E fu soltanto luce nella notte
tagliata in mille pezzi di stupore …
Un angelo consumò le ali e mille anni
nel gelo di viaggio.
Un usignolo si staccò dai rami del tempo
e si fece canto d'amore.
I pastori divennero pastori d'improvviso
storditi di cielo.
Da ogni piega dell'aurora rotolarono misteri
e tutti i silenzi e tutti i segreti
si svelarono alla pallida luce di una stella
che incendiava le stoppie.
Un sorriso non sorriso da secoli
attendeva nell'immenso di un istante
e una scheggia di sole scampata alla notte
accarezzò le montagne di neve dove il vento
si fece brezza per le valli dell'anima.
Poi, nel silenzio immane, qualcuno chiese
ad occhi che foravano il buio
(erano occhi di stelle e lacrime di luce)
cosa fosse quel canto nell'aria
e quella selva di spine
che gli cresceva dentro
senza ferire il cuore.
Gli rispose l'incanto di una voce:
"Non sai?
Null'altro che il sogno
nutriva questo tempo di saccheggi,
paradisi remoti e nuova manna
e paesi con fiumi a latte e miele
inquinati dal sangue della guerra.
Oggi che il cosmo scuote i suoi silenzi,
nella grotta sepolta dalla neve,
tra un bue e un asinello,
una vergine soffia nel creato
sapienza ed innocenza.
E dal suo seno di luna
una sola goccia di splendore
disseta l'universo!".
Adolfo Silveto
Uroboros
tagliato fuori
dal cielo (stato uroborico
di participation mystique)
calato in un io che non sai dire
chi sia: se non presenza passeggera:
sospeso esistere
nel seme dell'amore:
attesa di pienezza nel pleroma
- Da Fuoco dipinto, 2002 –
Chi siamo
caduta la carne
svelati a noi stessi:
non più enigma che arrovelli
(restano unghiate sulla carne
del cielo a presenza
d'un sentire stuprato):
allora l'essere si aprirà
la luce schiuderà le braccia
saremo seme fiore stella - le
prismatiche facce del Sé -
allora in noi
non più un vedere attraverso
uno specchio in enigma: sarà un camminare
sulle acque
(alla luce dell'epistéme ¹
avrà la kènosis ²
vitrea trasparenza)
¹ epistéme = conoscenza
² kènosis (qui sta per concetto di) = svuotamento del divino
- Da Fuoco dipinto, 2002 -
Coniunctio
a C.G.Jung
quando si riunificheranno gli opposti e il Sé
riaffermerà la propria natura ermafrodita
e dallo squarcio del velo di maya
si manifesterà l'Altro - la nostra
controparte (sconosciuta e prismatica) che
ci visita in sogno - l'occhio
interiore: allora còlta la totalità
si sarà dissolto insieme allo schermo
di apparenze nomi e forme
insieme alla rappresentazione della storia
e ai fiumi di sangue e di parole
anche il sale delle nostre lacrime
- Da Fuoco dipinto, 2002 -
Momento
1. una folla di stelle:
la stanza si riempie di cielo
come quando
in un punto
dell'eterno palpitò la mia essenza
2. biancore irreale – carne-
e-cielo l'Io nell'oceano-
sogno è guardarsi cadere
nell'imbuto fuori del tempo
fino all'attimo
prenatale alla luce del sangue
- da La difficile luce, 2005 -
Felice Serino
Trasfigurati aneliti
(a Emanuel Swedenborg)
(quest'abito sta stretto - è
peso di terra
un fuoco passa per la carne)
ali ha lo spirito per
vastità ineffabili
per volare fra le braccia della
luce
profonde azzurrità
l'attraggono - sua origine e
sorgente
trasfigurati aneliti hanno
occhi di cherubini
- di là – benevoli
- Da Fuoco dipinto, 2002 –
Incontro
sul lago s'è alzata la luna
dentro silenzi d'acque
è dolce la luce
nel respiro
delle foglie una smania che dilania
abbraccia i contorni della notte
- Da La difficile luce, 2002 -
Sperimento
silenzio-ombelico di luce
(le ombre corte l'aria
incendiata)
affondo in vertigini di cielo
…unforgettable…
le uve
dei suoi occhi ad addolcire il sangue
nello sperdimento
del tempo che si sfoglia
quest'ora squama
il mio cuore di paglia
- da Dentro una sospensione, 2007 –
Sconnessione
pensavi guadagnare la chiarezza?
la vita imita sempre più il sogno
nelle sconnessioni avanti con gli anni
ti coniughi ad un presente che s'infrange
dove l'orizzonte incontra il cielo:
e ti sorprendi a chiederti chi sei
oggi da specchi rifranto
e moltiplicato
mentre il tempo a te ti sottrae
- da Dentro una sospensione, 2007–
Felice Serino
Ritorno dal pianeta
Io sono disceso e lo ricordo
il pianeta : a poco a poco si spegnevano le luci
e il sonno saliva dalle finestre, come una marea,
una luce che si spegneva e la radio ancora accesa,
buio e voce.
Chi spossato si addormentava come un animale
Nel Tir simile a un gigante pacificato,
immenso e muto sullo spiazzo dell’autostrada,
vidi gli insonni, la fame, la paura,
la disperazione di chi cercava una dose,
vidi la notte scendere su altri, nel cuore,
corpi che si placavano umidi, abbracciati,
proseguendo il respiro dove le parole hanno fine,
li vidi, addormentati, il molteplice e l’uno,
l’amore dei corpi che si rigenera nel sogno.
E io che credevo di essere luce fui buio,
perché buia era la notte sui mortali e buio il pianto
che da me, come avessi occhi, calava su loro.
Ho guardato, ho visto, credimi, Dio,
non fu inferiore
l’amore tra corpo e corpo, tra persona e persona,
quando abbassarono le persiane cercando un silenzio
più disperato e pieno di tutti i miei voli.
Questo posso testimoniare, questo ho veduto
Su quel pianeta dall’alto più piccolo della mia mano,
e che soffrì le acque, il delfino, il tuffatore,
che conobbe la donna e in essa il dolore,
e strade che imitavano la luce di quel cielo,
l’asfalto le automobili,
dove uno accelera e l’altro si affida,
e ognuno sogna un viaggio senza fine,
ho visto fari spegnersi nella notte e voci ronzare
e uno solo nel silenzio con l’autoradio
(sembrava la mia voce)
Due che chiedevano fino a quando,
fino a quando, amore?
Li ho accarezzati, ho posato
L’ala sulle loro spalle, ho sfiorato le mani,
le mani che si stringevano nel molteplice e nell’uno,
dal fumo della sigaretta che lei aveva appena acceso
io vidi nei suoi occhi il firmamento,
e il roteare eterno verso una sola luce.
Poi mi allontanai, lasciandoli soli,
nel firmamento, nell’abitacolo, nell’uno
che essi avevano scoperto nella valle del pianto e dell’amore,
e il ricordo,
e quel ricordo vela la trasparenza dei cieli.
Questo ti chiedo, il termine, il tempo,
che paghi l’amore e la separazione
se il tempo li generò e rese vivi
più di me.Dio, più del mio volo.
Roberto Mussapi